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Quale creatività per la Puglia? Alcune riflessioni - Sebastiano Gernone

scritto : 25 May 2009 da M. Morena Ragone

Cari concittadini, cari pugliesi,

consentitemi di esporre alcune riflessioni sulla creatività in senso ampio e nello specifico delle tv di strada legate alla nostra esperienza di telestreetbari.

La creatività è aspetto importantissimo in una società e per il singolo individuo.

Uno dei maggiori uomini dell’otto - novecento Vivekananda (1862-1902), la cui biografia del Nobel Romain Rolland e gli scritti del Nobel Tagore raccomandano all’umanità per la sua saggezza, indicava l’uomo creativo chi si pone tra le due estremità dell’uomo mercato e dell’uomo che ha realizzato la dimensione più profonda che ci appartiene, vale a dire quella dell’Essere.

Il creativo può dunque servire il Mercato, vendersi al Mercato, o essere ponte – utilizzando il Mercato ma non asservendosi - quando si tratta di artista che pone la sua creatività, il suo talento al servizio dell’uomo alla ricerca di poesia, nobiltà, bellezza….

Se possiamo indicare un artista che assolve a questa rara ricerca dell’Essere con il suo lavoro indichiamo Peter Brook, probabilmente il maggior uomo di teatro tra i contemporanei.

Ben leggo, dunque, tra gli slides del Vostro convegno quello di Clark Moustakis:

“ La vita creativa è sempre basata sui valori del Sé mai sui valori del sistema “

Queste citazioni ci aiutano alle riflessioni sul modo in cui si opera nelle moderne metropoli.

Permettetemi di parlare e chiarirmi al riguardo confrontando le realtà culturali delle due città in cui vivo: Roma e Bari.

Il problema se ben analizzato è proprio quello che Bari e la Puglia stanno ripetendo gli errori di Roma: la provincia segue la capitale, purtroppo.

A Roma vi è stata quando era sindaco Veltroni, una gran polemica tra i centri culturali di base, e la politica di Veltroni dei grandi eventi. Si spendevano e si spendono milioni di euro per il festival di Roma e per l’arrivo di grandi personaggi ma non si aiutavano i laboratori culturali di base e dei quartieri periferici. Se io a Bari vedo che Emiliano spende 65.000 euro per la notte bianca barese consegnati a una persona indubbiamente creativa come Gennaro Nunziante per pagare gli artisti intervenuti in una sola notte, e poi nel mio quartiere Libertà vedo che ci sono decine di locali dove la cultura si esprime nell’imbottire di birra dalla mattina a tarda sera anziani e giovani, credo sia giusto che mi indigni, Chiediamo a Bari e in Puglia come abbiamo chiesto e chiediamo a Roma che si investa nella cultura non dell’Evento ma della presenza costante e artigianale dei laboratori creativi.

I fatti a Roma con il rientro di Alemanno e di gruppi politici senza cultura se non quella delle veline, di coloro che hanno sempre osteggiato la cultura per limiti propri e disprezzo, avidità di potere e dominio hanno dato ragione a Silvano Agosti, Roberto Galve, chi vi parla ecc.. che denunciarono quel che stava accadendo; e noi ripetiamo spesso una riflessione del fondatore del cineclub Grauco di Roma :

“Una società indifferente alla Cultura di Base, prima o poi ne paga le conseguenze, sia a livello politico che a livello esistenziale”

Voglio dire che se non si amplia il percorso e la rotta a Bari e in Puglia, ritorneranno i vecchi interessi puramente mercantili e la primavera sognata della nostra regione sarà solo un occasione perduta.

Per chi ha pazienza di lettura vi rinvio agli articoli di denuncia sulla realtà romana disponibili in rete. Vorrei, dunque, essere chiaro: da noi si stanno ripetendo gli stessi errori.

Vorrei, a rinforzo, riprendere e amplificare le parole che il noto fotoreporter Uliano Lucas, la cui presenza a Bari è un punto di ben fatto per le nostre amministrazioni di centro - sinistra, ci disse in una video intervista concessa alla nostra tv di strada:

Una delle strade da percorrere è quella che gli abitanti del quartiere Libertà (ma vale per tutte le periferie, soprattutto ndr) inizino a parlare tra di loro, a discutere tra di loro, fuori dalle ideologie , fuori dagli steccati politici, fuori dalle sciocchezze e dalle banalità. Cercando di capire, di farsi un’idea che cosa deve essere o deve diventare il proprio quartiere. Il quartiere ha bisogno, a un certo momento, di un aiuto forte, ha bisogno di un nuovo piano urbanistico del territorio, ma soprattutto ha bisogno anche di cercare di ragionare su che cosa vuole essere. E questo possono solamente darlo con intelligenza e coscienza i cittadini. I cittadini legandosi in persone, gruppi di pressione e altro, che possono chiedere ragione della situazione, porsi di fronte all’autorità, al potere politico.

Se non passa la Cultura nel quartiere – cultura nel senso più alto del termine che significa come, in che modo e perché io vivo qua, e come e in che modo io possa vivere meglio qua: questa è una domanda ben precisa! Le risposte sono difficili ma non irrealizzabili: cinema, piccoli cineclub di quartiere con buoni film, teatri di quartiere (penso a quel che sta realizzando Rino Bizzarro nel Libertà, e il nostro Vito Signorile per la nostra cultura popolare e non solo), biblioteche, luoghi di aggregazione multimediali, di cultura (la teca del Mediterraneo potrebbe avere piccole repliche nelle circoscrizioni, con centri internet, cineclub, spazi teatrali)ecc.. A Roma abbiamo il rinato Nuovo Cinema Aquila al Pigneto, sala comunale gestita da una cooperativa, ed è un laboratorio multiculturale che lavora in questa direzione.(ndr)

E’ un dato culturale per cui è proprio un tornare da parte della gente a ridiscutere, a parlare, ad appropriarsi del proprio territorio. Io credo che la rottura avviene con una banalità, il pedonalizzare 2 grandi arterie che attraversano il quartiere Libertà, pedonalizzare, renderle vivaci con locali, luoghi di incontro, passeggiate dove ci sono piccoli pullmini che portano la gente nel Libertà, un cuneo, un rompere l’idea che si ha del quartiere Libertà quale luogo di deposito di macchine (ancor più oggi, con le seconde macchine degli abitanti del Murat tassato nel parcheggio “di lusso” e spostatosi al Libertà, ndr), di parcheggio e di vita post – ore venti mi chiudo in casa…

Il quartiere con i nuovi emigranti è straordinario, pur nelle loro marginalità(ndr): è un arricchimento del quartiere il meticciato, avere dei cittadini delle Maurizius, del Senegal che parlano 3 lingue, e con i loro costumi, i loro vestiti, la musica, il cinema. E’ un arricchimento quando tutto diventa meticciato, affascinante all’interno di una avventura – progetto(ndr) culturale: è quello di cui ha bisogno il quartiere “.Eppure, nel contempo, alle contaminazioni, un lavoro creativo è anche quello della difesa delle nostre tradizioni, della nostra lingua- dialetto, della nostra cucina, della nostra storia, cultura locale, artigianale: il lavoro che stanno svolgendo i gruppi di lavoro coordinati da Nicola Cutino, Gigi De Santis, Felice Giovine, il Teatro Abeliano di Signorile ecc…(ndr)

Perché queste potenzialità non si sono sviluppate ancora?

Le ragioni sono varie e ne indichiamo alcune. Il fallimento delle circoscrizioni, a partire dal basso, che è anche una questione morale. Vogliamo dire che molti eletti nelle circoscrizioni, ma anche nei consigli comunali, per non parlare degli assessori hanno lavorato poco e spesso nei ritagli di tempo;

in maggioranza svolgono altre professioni e dedicano poche ore al loro incarico pubblico che diventa un doppio lavoro, coinvolgendo pochissimo o per niente i concittadini nei quartieri nelle decisioni che li riguardano: a Bari non è possibile avere questa piccola casta politica che è presente in tutti gli schieramenti, mentre il tasso di disoccupazione, di lavoro nero è altissimo. Chi fa l’assessore faccia solo l’assessore, e i consiglieri possono farlo benissimo sia al Comune che alla Circoscrizione i numerosi disoccupati di valore che abbiamo, non già gente che già lavora, e se lo fa si prenda eventualmente l’aspettativa e rinuncia alla doppia e ben redditizie doppie professioni…

Naturalmente il buon lavoro di De Caro (con alcune sbavature e intempestività), della Rinelli e di Abbatticchio ci è stato segnalato dai nostri visitatori, ma far partecipare la gente al governo delle loro cose, della loro vita, del loro tempo è la sfida più urgente da affrontare.

Tornando alla creatività e alla cultura nella nostra Bari e in Puglia, dobbiamo constatare anche l’incapacità di utilizzare le occasioni che si presentano sul territorio. Ho competenza soprattutto per Bari ma credo si possa estendere alla regione: da noi vengono per seminari all’Università, mercoledì letterari, manifestazioni culturali persone di eccellenza. Parlo di premi Nobel, intellettuali di valore, registi, operatori culturali di gran pregio… E citiamo il gruppo di lavoro ben diretto dallo scienziato Vittorio Delfino Pesce.

Cosa succede a fronte di questi ospiti illustri?

Cito alcuni esempi recenti:

il nostro amico Moni Ovadia è invitato al Kursaal, viene intervistato per pochi minuti da una tv locale, parla a qualche centinaio di persone per 90 minuti in un linguaggio e in contenuti non omologati alla Cultura imperante solitamente saporifera e addomesticata. Lo ascoltano poco più di cento persone, e sono quelle con altre poche centinaia, qualche migliaio talvolta complessivamente che assistono a quella serie – ben inteso benemerita – di Incontri dell’Anima, dei mercoledì letterari, di serate alle librerie Feltrinelli e Laterza, insomma quella piccola borghesia sensibile e intelligente di Bari. Ma le altre centinaia di migliaia di baresi e i milioni di pugliesi sono sottoposti alla sottocultura di Rai Mediaset che li distoglie dai problemi reali che li riguardano, dolosamente<. cornetto – maccheroni e televisione imbecille per il popolo vien da dire. Cosa si può fare adesso a costi minimi?

Le televisioni locali possono trasformare la notizia in produzione di alto livello, ad esempio arrivò a Bari alcuni mesi fa Petrov, il grande regista russo Oscar per l’animazione, e vi rimane per una settimana : è successo grazie ai buoni rapporti con la Russia stabiliti dal sindaco Emiliano ed è stato completamente ignorato salvo un articolo sulla GdM quando lo si poteva intervistare a lungo, se ne otteneva una produzione video anche con l’incontro al Piccinni che vi fu, vi era la possibilità di editare un libro con dvd, lo si portava all’Accademia del Cinema dei ragazzi: agendo in tal modo le tv locali, le nostre realtà locali a costi bassi (le spese di invito sono delle istituzioni, delle Università che già agiscono sul territorio…) si arricchiscono culturalmente e economicamente, moltissimi condividono queste intelligenze che attraversano Bari e ne conserviamo la Memoria , un investimento possibile in tempi brevi, ma occorre coordinarsi. Nel nostro piccolo, permetteteci la citazione la nostra tv di strada c’è riuscita, e ne abbiamo il giusto orgoglio: tra i nostri video – ci sono molti altri esempi con Canfora, Grossman ecc.. ma basta questo – vi sono le registrazioni degli incontri promossi dalla casa editrice Laterza sulla Costituzione, con nomi di gran valore quali Salvatore Settis, Gustavo Zagrabelsky, introdotti da Carmela De Caro. Ebbene i presenti sono stati in tutti i 5 incontri alcune centinaia di persone, forse un migliaio incluso l’ultimo incontro al Piccinni – noi abbiamo avuto su Google e sul nostro sito più di 30.000 visitatori da tutto il mondo, università varie, lustro per Bari e per le sue iniziative culturali. Perché le nostre tv locali non fanno lo stesso? Recentemente e dopo ripetuti tentativi, siamo riusciti a portare con poca spesa all’Accademia del Cinema dei ragazzi Luigi Di Gianni, regista documentarista di fama internazionale che si è incontrato anche alla Teca del Mediterraneo. Da questo incontro si poteva e si può creare una scuola di cinema, delle lezioni video locali di Cinema visto che Di Gianni insegna da decenni al Centro Sperimentale di Roma (l’Accademia del cinema italiano). Perché no?

Occorre coordinarci, ripeto.

La Memoria regionale va salvaguardata, e prendiamo esempio dalla Sardegna che ha online vedi

http://www.sardegnadigitallibrary.it/

un sito molto interessante con filmati storici Luce, registrazioni, interviste, il progetto di Gianfranco Cabiddu sintetizzato nel film Sonos’ e Memoria ecc..

Per quanto riguarda le tv di strada a Bari, siamo contenti che altri siti abbiamo ripreso con caratteristiche loro proprie, quel che abbiamo progettato e tracciato qualche anno fa, ma rimane la delusione per un sogno – progetto che non si è realizzato. A livello del movimento nazionale, di cui noi siamo tra i promotori di prima adesione e condivisione e programmazione, ben sappiamo come ha scritto il nostro conterraneo tarantino Carlo Gubitosa che “il movimento si e’ sgonfiato a livello di gruppo, pur restando in piedi singole iniziative, proprio perché le telestreet sono state lasciate da sole davanti alla loro libertà’, e non hanno saputo camminare con le loro gambe per fare rete. Se ci fossero stati capi e capetti la cosa sarebbe cresciuta molto di più’, ma con la carretta tirata da pochi e spinta da un gregge passivo di affiliati. Siccome la rivoluzione delle telestreet non e’ solo tecnologica ma anche culturale, abbiamo scoperto che non siamo ancora pronti per

essere leader di noi stessi, ma ci piace seguire i capetti, i comici di successo, i giornalisti vip, i politici capipopolo. Questa esperienza è stata la cartina di tornasole che ha dimostrato una

sostanziale immaturità’ dell’Italia per una comunicazione libertaria.”

Concludo: La situazione delle tv di strada non è dinamica, si campicchia e d’altronde tutto naviga contro: oligarchie di potere e mancanza di progetti alternativi all’omologazione generale. Da parte nostra le abbiamo tentate in tutti i modi: un progetto per la città di Bari e per la Puglia pubblicato a piena pagina sull’edizione di Repubblica pugliese, sulla Gazzetta del Mezzogiorno e altre testate locali non ha avuto nessun sostanziale riscontro dagli interessati (Comune, Provincia e Regione tutti di centrosinistra con Emiliano, Divella e Nichi Vendola); tutti hanno ritenuto innovativa la proposta, Vendola in campagna elettorale quattro  anni fa promise l’inserimento delle tv di strada in Puglia ma nulla si è fatto.

Beffati anche da chi pur disponendo di sedi e mezzi, invitò all’Università di Bari per una conferenza la tv di strada Insu Tv di Napoli per parlarne, ignorò volutamente e dolosamente quel che noi si realizzava online e si proponeva da tempo a Bari, non rimborsò a quanto mi è stato riferito gli amici di Insu tv e tutto finì nelle loro sedi a pizza, chiacchiere pseudo - rivoluzionarie, birra, ecc… dai soliti aspiranti ad entrare nelle burocrazie dell’associazionismo vario e dei partiti, espressione invero di quel ius excludendum, del potere dei limitati limitanti così presenti e potenti nella nostra città e regione, che avversano la creatività. Che fare ci chiediamo ?

Propongo che Bari diventi laboratorio delle tv di strada. L’università con Petrocelli si metta in contatto con l’università 3 di Roma – la più creativa - che dispone di una telestreet che agisce nell’università (il costo dell’impianto fu di 15.000 euro) ma trasmette due ore al giorno anche per i quartieri Garbatella, Eur e Marconi con oltre 150.000 utenti. La proposta da noi ebbe l’attenzione dei due ultimi rettori baresi ma mai si è sviluppata, e il perché non si sa…

Una città Bari in cui confluiscano una volta all’anno tutte le tv di strada ospitate con i propri gruppi operativi e con  il sostegno economico del Comune, per trasmettere i propri lavori, contribuire alla creazione dell’archivio audiovisivo della città di Bari – vecchio progetto iniziato da chi scrive e presentato inutilmente a tutt’oggi a Emiliano -con interviste video - biografiche a tutti gli anziani di Bari, ai giovani e a quanti vogliano partecipare per  esprimere il proprio punto di vista sulla cittadina (un laboratorio della gente di cui noi si sarebbe con altri strumento): un esperimento innovativo e tutto da discutere, realizzare e migliorare di edizione in edizione, alternativo e liberatorio rispetto al regime televisivo Rai - Mediaset e tv commerciali varie, che possa creare con tante contaminazioni culturali un arricchimento per Bari, per il progetto tv di strada, per una cultura di creatività, espressione e liberazione.

Tutto il mio intervento, in tutti i punti che ha toccato, vuole essere un contributo per una città più vivibile e piacevole, creativa e magari si potrà realizzare anche un semplice giardino Zen, appunto nel miglior indirizzo e sentiero di cui parlavamo inizialmente, con lo  Speakers’ Corner ( “angolo degli oratori”) di Hyde Park, a Londra, un luogo di discorsi pubblici e dibattiti, di meditazioni nelle diverse tradizioni religiose (tecniche Vipassana, Nataraj, Danze e Dervisci …), esercizi Tai Chi per gli anziani diretti dalla comunità cinese barese, luoghi di incontro e cultura per tutte le comunità filippine, dell’est europa, senegalesi, cinesi, asiatiche e di ogni dove che si sono “baresizzate”,

luoghi anche di piccoli concerti musicali, di partite a scacchi, dama, carte, di laboratori culturali, artigianali,  di pubbliche letture di testi e poesie… La creatività è anche il sognare, progettare, realizzare.

Il nostro laboratorio rimane il nostro sito.

Grazie

Sebastiano Gernone

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I nuovi servizi della Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” - di Luciano Carcereri

scritto : 17 May 2009 da M. Morena Ragone

Come promesso, iniziamo la pubblicazione degli atti del convegno del 23 aprile. Colgo l’occasione per ringraziare ancora i nostri gentili relatori, che spero di incontrare ancora nelle prossime future attività di Puglia Creativa.

Qui di seguito, l’intervento del dott. Luciano Carcereri - Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi”.

I nuovi servizi della Biblioteca nazionale “Sagarriga Visconti Volpi”

Le biblioteche stanno vivendo, da trent’anni a questa parte, un profondo cambiamento legato all’irruzione, nel loro secolare, lento e sostanzialmente ripetitivo modo di essere, della rivoluzione informatica e telematica, che le costringe a mutamenti di rotta e a stimolanti riflessioni sulla natura delle raccolte di documenti, di libri e sulle modalità di comunicazione del sapere e delle conoscenze. I documenti e i libri sono soprattutto dotati di una materialità che deve giocoforza fare i conti e misurarsi con l’usura del tempo e dell’ambiente circostante per potersi proiettare verso un futuro il più possibile remoto, mentre il sapere gode di uno statuto di immaterialità e sembra trovare nei nuovi strumenti tecnologici della scienza dell’informazione quella flessibilità e quella versatilità che gli potrebbero garantire un’utopica eternità.
Se in questo contesto storico, epocale per gli istituti della cultura, si inserisce - è il caso della Biblioteca Nazionale di Bari - il trasferimento della sede in un quartiere periferico, alquanto lontano dai luoghi considerati centro della città, dove si producono e si consumano la cultura ed il sapere, la crisi di identità può determinare ansie e aspettative non sempre appagate. (Ma bisogna anche chiedersi qual è il valore da attribuire ad un paio di chilometri di distanza in quest’epoca di velocità e di pluralità di connessioni).
Il Comune di Bari, intorno al 1990, indica l’ex centro annonario, architettura industriale degli anni Venti del Novecento, comprendente il macello, il frigorifero comunale e il mercato ittico, in stato avanzato di degrado, ma sufficientemente ampio e sicuramente interessante per un progetto di recupero finalizzato alla creazione della Cittadella della Cultura, quale complesso da destinare a nuova sede della Biblioteca Nazionale, dell’Archivio di Stato e di contenitori idonei alla promozione di attività culturali della cui carenza la città soffre gravemente.
La Direzione Generale per i beni librari individua le fonti di finanziamento dell’opera e la Soprintendenza per i beni architettonici della Puglia progetta e dirige i lavori per il restauro conservativo e il recupero funzionale del complesso architettonico. Si prevede la destinazione del frigorifero municipale e del mercato ittico quale sede della Biblioteca, mentre il macello comunale diviene contenitore dell’Archivio di Stato e di un auditorium capace di circa 200 posti.
La struttura restaurata viene consegnata all’inizio del 2004 e la Direzione Generale per il beni librari procede all’affidamento, mediante pubblico incanto, degli appalti per le scaffalature compatte nei depositi della Biblioteca, per l’impianto di movimentazione dei libri, per gli arredi delle sale di lettura e degli uffici e per la rete telematica di tutta la struttura. Nel mese di maggio del 2006 viene affidato anche l’appalto del trasloco della Biblioteca, realizzato in tempi da record e con professionalità dall’a.t.i. Cortesi-Premio, e dal mese di agosto dello stesso anno tutto il patrimonio librario, le sale e gli uffici sono ospitati nei due edifici, il frigorifero e l’ittico, che ne costituiscono la nuova prestigiosa sede.
La superficie a disposizione della Biblioteca ammonta a circa 11.500 metri quadri: gli spazi a piano terra e al piano ammezzato dei due edifici sono destinati a deposito librario, mentre tutto il primo piano, collegato mediante una passerella che li unisce, contiene le sale e le aree destinate alla fruizione pubblica. Al primo piano dell’ex-frigorifero, oltre alla grande sala di lettura, si trova un auditorium da 150 posti tecnologicamente attrezzato per convegni e conferenze. Nel primo piano dell’ittico invece sono state realizzate tre sale di studio specializzate (manoscritti e rari, bibliografie e cataloghi e sala periodici). Entrambi i plessi sono dotati, sempre al primo piano, di punti di distribuzione dei materiali librari provenienti dai depositi.
Nelle sale al pubblico si sviluppano circa duemila metri lineari di scaffalatura a disposizione del pubblico, altri mille metri lineari di scaffalatura tradizionale sono stati ricavati nei due depositi destinati ai materiali rari e di pregio e ai manoscritti. Nei magazzini librari invece è stato allestito un impianto di scaffalatura compatta a movimentazione elettrica fornito dalla ditta Bertello che sviluppa una estensione di circa 18.000 metri lineari per il deposito dei libri, compreso il piano ammezzato del mercato ittico, destinato alla collocazione in orizzontale dei volumi delle raccolte di giornali e di grandi formati.
Al piano terra del frigorifero sono collocati anche gli ambienti per l’accoglienza e l’orientamento dei lettori. Postazioni telematiche sono installate in tutte le sale al pubblico per la consultazione del catalogo in linea, dei materiali in formato digitale disponibili sulla rete interna, degli opac nazionali e internazionali e per la navigazione in internet. Sono presenti, nella sala di lettura del frigorifero, anche postazioni attrezzate per non-vedenti e ipovedenti.
Al secondo piano dei due edifici infine sono stati realizzati gli uffici interni della Biblioteca, tutti collegati alla rete telematica e sufficientemente ampi e spaziosi. La struttura è servita da sei ascensori e tutti gli spazi sono percorribili anche da persone diversamente abili.
La bellezza della sede, la sua ampiezza e confortevolezza sono tuttavia controbi-lanciate da alcuni handicap che non vanno sottaciuti: la sede ha senza alcun dubbio una collocazione periferica ed alquanto eccentrica rispetto ad una città come Bari, che ha pur decentrato numerose facoltà universitarie ed istituti di ricerca, ma in direzioni diametralmente opposte. Il quartiere dove sorge la Cittadella della cultura è alquanto degradato e richiede sicuramente un maggiore impegno da parte del Comune per creare le condizioni urbanistiche e di igiene ambientale che non facciano apparire la Cittadella come un’isola, ma la integrino nel quartiere e nel tessuto urbano.
La Biblioteca poi non gode più in alcun modo di quella posizione privilegiata, che aveva nell’Ateneo barese, dove poteva essere frequentata anche estemporaneamente da studenti e ricercatori. L’utente è ora costretto a spostarsi di proposito dai luoghi in cui abita o svolge le sue attività di studio o professionali per recarsi in Biblioteca, dove deve poter trovare servizi efficienti e risposte ottimali alle sue esigenze di ricerca.
La Biblioteca, i cui fondi superano i 400.000 volumi, deve ora darsi un target di utenza più preciso ed una qualità dei servizi certificabile di alto profilo. Deve proporre, alla città, alla regione e a tutte le persone interessate alla consultazione ed alla fruizione delle sue raccolte, anche servizi fruibili in remoto con collegamenti internet e la certezza di una gestione efficace dei servizi in sede, senza quei rallentamenti che possono essere determinati dalle moderne tecnologie, quando non sono correttamente gestite.
Un ruolo fondamentale quale centro bibliografico deve essere assunto dalla Biblioteca nel momento in cui è diventata anche sede dell’Archivio Regionale del Libro, come è stabilito dalla recente legislazione sul deposito legale delle pubblicazioni. È altresì necessario che la Biblioteca acquisti e intensifichi, a livello regionale, un ruolo propulsivo e di ricerca nell’ambito delle attività bibliografiche, della promozione dei servizi bibliotecari e della pubblica lettura.
L’attuazione dei progetti di catalogazione retrospettiva informatizzata e di digitalizzazione di una parte importante dell’emeroteca, finanziati con fondi regionali provenienti dagli accordi di programma quadro, non può che essere un primo momento di ammodernamento e di rilancio dei servizi bibliotecari della nuova struttura su basi di elevato contenuto scientifico e con gli strumenti delle tecnologie avanzate.

L’infomatizzazione e la disponibilità in rete del catalogo
La Biblioteca Nazionale di Bari ha aderito al Servizio Bibliotecario Nazionale nel 1992. Dal 1992 al 2004, cambiando ben due volte l’applicativo informatico, sono state immesse nella base dati SBN di Biblioteca circa 50.000 notizie bibliografiche relative al libro moderno e al libro antico, anche mediante ricorso ad affidamenti in outsourcing di servizi di catalogazione. Nel 2004, ancora nella vecchia sede, è stato adottato l’applicativo Client-Server, implementato dall’ICCU e certamente performante e versatile, ma non sufficiente da solo a dare risposte adeguate ad una piena informatizzazione del catalogo in una sede con spazi limitati ed una rete telematica inadeguata.
Dopo il trasloco della Biblioteca, in 2 anni, dall’11 settembre 2006 all’11 settembre 2008, sono state immesse nella base dati SBN di Biblioteca 170.500 notizie bibliografiche (141.500 libro moderno + 29.000 libro antico) nell’ambito di alcuni progetti di catalogazione retrospettiva affidati a qualificati soggetti esecutori individuati con gara pubblica e finanziati, in parte consistente, dalla Regione Puglia con uno stanziamento previsto nel programma di investimenti definito dall’Accordo di Programma Quadro in materia di Beni ed Attività Culturali per il territorio della Regione Puglia, sottoscritto il 22.12.2003 tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero per l’Economia e le Finanze e la Regione Puglia.
L’opac, il catalogo consultabile in internet, del polo bibliotecario di Terra di Bari, <http://opac.almavivaitalia.it/BA1/index.php>, comprende ora circa 300.000 notizie bibliografiche. 230.000 di queste descrizioni riguardano libri della Biblioteca Nazionale: questo significa che praticamente tutte le monografie a stampa possedute dalla nostra Biblioteca sono ora descritte in una base dati informatica e sono quindi reperibili consultando i cataloghi in linea alimentati dal polo bibliotecario di Terra di Bari, a livello locale, e dall’Istituto Centrale del Catalogo unico delle biblioteche italiane, a livello centrale (http://www.internetculturale.it/moduli/opac/opac.jsp).

L’Emeroteca Digitale Pugliese
Un’altra opportunità di valorizzazione delle raccolte è stato individuata nella digitalizzazione, per la versatilità offerta dai nuovi supporti elettronici alla consulta-zione con l’ausilio delle nuove tecnologie informatiche. Non va sottaciuta la possibilità di consultazione in internet, individuando la propria utenza in una platea di fruitori più vasta e differente da quella dei frequentatori abituali della Biblioteca. Ci si è orientati quindi alla riproduzione digitale di una parte delle collezioni, selezionata per il proprio già elevato valore d’uso, come l’emeroteca storica pugliese, la raccolta dei giornali pugliesi pubblicati tra gli anni Settanta dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
Questa premessa spiega già in parte perché sia opportuno produrre un surrogato digitale di una collezione di carta, posto che il contenuto informativo della risorsa digitale sia esattamente lo stesso della raccolta originale di documenti, e quindi il valore assoluto dei dati del documento digitale risieda per l’appunto nei contenuti veicolati. Ma la facilità e l’immediatezza dell’accesso a documenti molto richiesti, garantita dalla conversione digitale, corredata da un adeguato, quanto necessario, lavoro di indiciz-zazione, limitato a descrizioni tipo short title e al recupero degli elementi identificativi considerati indispensabili, non è che una delle opportunità offerte. Altre sono garantite di fatto solo dalla riproduzione digitale, quando, come nel caso della digitalizzazione dei giornali della Biblioteca Nazionale di Bari, si sia scelto, per esempio, di fare un trattamento OCR (riconoscimento ottico dei caratteri) dei testi stampati, una conversione automatica in formato elettronico dei caratteri presenti in formato immagine, che li rende compatibili con i programmi di videoscrittura, sicché risulta possibile la ricerca rapida per stringhe di testo. Diventa possibile quindi una navigazione veloce all’interno di una massa imponente di dati e, naturalmente, l’individuazione di singole parti (un articolo all’interno di un periodico) o di dettagli ancora più minuti. Diventa possibile inoltre soddisfare le richieste di stampe di file, laddove non sarebbe possibile, per ovvie ragioni di conservazione, accogliere richieste di fotocopie di originali, generalmente di grande formato e di consistenza assai fragile. La conversione digitale rappresenta quindi anche una importante risorsa per una adeguata conservazione a lungo termine della preziosa e fragile raccolta di giornali, dal momento che l’offerta del surrogato digitale anche per la consultazione in loco evita agli originali tutti gli stress dell’utilizzo frequente.
Al programma di digitalizzazione dei giornali è stato coordinato in parallelo un importante, preliminare intervento di restauro degli stessi giornali, che, per le precarie condizioni di conservazione originarie, non si sarebbero prestati ad una scansione effettivamente leggibile e, ancor meno, alla conversione in formato elettronico dei caratteri di testo.
Sono state digitalizzate circa 140.000 pagine di giornali, corrispondenti a circa 30 testate singolarmente rilegate e a numerose altre rilegate in volumi miscellanei: “Il Bari”, “Il Piccolo Corriere di Bari”, “Spartaco”, “L’Operaio barese”, “Fra Melitone”, “L’Avvenire delle Puglie”, “L’Avvenire di Bari”, “Sordello”, per citare alcune testate ottocentesche, per giungere poi al “Corriere delle Puglie”, alla “Gazzetta di Puglia”, alla “Gazzetta del Mezzogiorno” (fino al 1951). A questi si aggiunge una serie di rilievo di altri quotidiani di minor durata e di altri giornali a periodicità più ampia, tra i quali meritano una menzione particolare Humanitas, settimanale diretto da Piero Delfino Pesce, e il Cine-sport, settimanale di cinema, spettacolo e sport. Entrambi vantano, nel loro ambito, una durata ed una vitalità di tutto rispetto nel quadro della stampa periodica pugliese.
Un’ulteriore possibilità offerta da questo nucleo omogeneo di biblioteca digitale, creato intorno ad una cospicua raccolta di giornali pugliesi, è quella di costituire colle-zioni virtuali complete, assemblando raccolte parziali disperse in varie localizzazioni.

L’Archivio Sonoro Puglia
Un’altra recente realizzazione che vede coinvolta in prima fila la Biblioteca Nazionale di Bari è l’Archivio Sonoro della musica popolare pugliese - Archivio Sonoro Puglia - consultabile presso la mediateca. L’archivio permette finalmente a tutti gli studiosi pugliesi di consultare, senza affrontare lunghi viaggi, documenti sonori di straordinario valore culturale per la tradizione musicale pugliese: dalle ricerche di Alan Lomax e Diego Carpitella alla documentazione di questue pasquali tuttora in uso alle porte di Bari, dalle registrazioni di Leo Levi del 1964 presso la comunità neo-ebraica di Sannicandro all’esplorazione sulle diverse forme di tarantismo condotta da Ernesto De Martino a metà degli anni ’60 del Novecento. Tra i fondi presenti all’interno dell’ar-chivio possiamo citare il “fondo Giovanni Rinaldi” che, dalla corsa dei buoi di Chieuti al pellegrinaggio al Santuario dell’Incoronata di Foggia, ci tramanda un inedito pano-rama sonoro della parte settentrionale della Puglia alla fine degli anni ’70; il “fondo Profazio” che, oltre a vaste esplorazioni nelle aree interne della Murgia, contiene una grande quantità di documenti, il più delle volte inediti.
Il progetto, proposto da Vincenzo Santoro, è stato promosso dall’associazione Altrosud d’intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Regione Puglia. La Biblioteca Nazionale, sede logica e naturale per la consultazione e l’ascolto di questi materiali si sta comunque attrezzando per offrire a studiosi e ricercatori un valido supporto bibliografico documentario alle ricerche. L’Archivio Sonoro è dettagliata-mente descritto all’url <http://www.archiviosonoro.org/puglia/>.
La Biblioteca Nazionale di Bari offre quindi, nella sua nuova e ampia sede all’interno della Cittadella della cultura, un ampio ventaglio di nuovi servizi e di opportunità di ricerca per ricercatori e cittadini. La sua mission di conservare, accrescere e valorizzare raccolte librarie e documentarie di prevalente carattere umanistico e di interesse pugliese e meridionale è ora sostenuta e rafforzata dai nuovi strumenti informatici e dalla comunicazione in rete.

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