Cari concittadini, cari pugliesi,
consentitemi di esporre alcune riflessioni sulla creatività in senso ampio e nello specifico delle tv di strada legate alla nostra esperienza di telestreetbari.
La creatività è aspetto importantissimo in una società e per il singolo individuo.
Uno dei maggiori uomini dell’otto - novecento Vivekananda (1862-1902), la cui biografia del Nobel Romain Rolland e gli scritti del Nobel Tagore raccomandano all’umanità per la sua saggezza, indicava l’uomo creativo chi si pone tra le due estremità dell’uomo mercato e dell’uomo che ha realizzato la dimensione più profonda che ci appartiene, vale a dire quella dell’Essere.
Il creativo può dunque servire il Mercato, vendersi al Mercato, o essere ponte – utilizzando il Mercato ma non asservendosi - quando si tratta di artista che pone la sua creatività, il suo talento al servizio dell’uomo alla ricerca di poesia, nobiltà, bellezza….
Se possiamo indicare un artista che assolve a questa rara ricerca dell’Essere con il suo lavoro indichiamo Peter Brook, probabilmente il maggior uomo di teatro tra i contemporanei.
Ben leggo, dunque, tra gli slides del Vostro convegno quello di Clark Moustakis:
“ La vita creativa è sempre basata sui valori del Sé mai sui valori del sistema “
Queste citazioni ci aiutano alle riflessioni sul modo in cui si opera nelle moderne metropoli.
Permettetemi di parlare e chiarirmi al riguardo confrontando le realtà culturali delle due città in cui vivo: Roma e Bari.
Il problema se ben analizzato è proprio quello che Bari e la Puglia stanno ripetendo gli errori di Roma: la provincia segue la capitale, purtroppo.
A Roma vi è stata quando era sindaco Veltroni, una gran polemica tra i centri culturali di base, e la politica di Veltroni dei grandi eventi. Si spendevano e si spendono milioni di euro per il festival di Roma e per l’arrivo di grandi personaggi ma non si aiutavano i laboratori culturali di base e dei quartieri periferici. Se io a Bari vedo che Emiliano spende 65.000 euro per la notte bianca barese consegnati a una persona indubbiamente creativa come Gennaro Nunziante per pagare gli artisti intervenuti in una sola notte, e poi nel mio quartiere Libertà vedo che ci sono decine di locali dove la cultura si esprime nell’imbottire di birra dalla mattina a tarda sera anziani e giovani, credo sia giusto che mi indigni, Chiediamo a Bari e in Puglia come abbiamo chiesto e chiediamo a Roma che si investa nella cultura non dell’Evento ma della presenza costante e artigianale dei laboratori creativi.
I fatti a Roma con il rientro di Alemanno e di gruppi politici senza cultura se non quella delle veline, di coloro che hanno sempre osteggiato la cultura per limiti propri e disprezzo, avidità di potere e dominio hanno dato ragione a Silvano Agosti, Roberto Galve, chi vi parla ecc.. che denunciarono quel che stava accadendo; e noi ripetiamo spesso una riflessione del fondatore del cineclub Grauco di Roma :
“Una società indifferente alla Cultura di Base, prima o poi ne paga le conseguenze, sia a livello politico che a livello esistenziale”
Voglio dire che se non si amplia il percorso e la rotta a Bari e in Puglia, ritorneranno i vecchi interessi puramente mercantili e la primavera sognata della nostra regione sarà solo un occasione perduta.
Per chi ha pazienza di lettura vi rinvio agli articoli di denuncia sulla realtà romana disponibili in rete. Vorrei, dunque, essere chiaro: da noi si stanno ripetendo gli stessi errori.
Vorrei, a rinforzo, riprendere e amplificare le parole che il noto fotoreporter Uliano Lucas, la cui presenza a Bari è un punto di ben fatto per le nostre amministrazioni di centro - sinistra, ci disse in una video intervista concessa alla nostra tv di strada:
“ Una delle strade da percorrere è quella che gli abitanti del quartiere Libertà (ma vale per tutte le periferie, soprattutto ndr) inizino a parlare tra di loro, a discutere tra di loro, fuori dalle ideologie , fuori dagli steccati politici, fuori dalle sciocchezze e dalle banalità. Cercando di capire, di farsi un’idea che cosa deve essere o deve diventare il proprio quartiere. Il quartiere ha bisogno, a un certo momento, di un aiuto forte, ha bisogno di un nuovo piano urbanistico del territorio, ma soprattutto ha bisogno anche di cercare di ragionare su che cosa vuole essere. E questo possono solamente darlo con intelligenza e coscienza i cittadini. I cittadini legandosi in persone, gruppi di pressione e altro, che possono chiedere ragione della situazione, porsi di fronte all’autorità, al potere politico.
Se non passa la Cultura nel quartiere – cultura nel senso più alto del termine che significa come, in che modo e perché io vivo qua, e come e in che modo io possa vivere meglio qua: questa è una domanda ben precisa! Le risposte sono difficili ma non irrealizzabili: cinema, piccoli cineclub di quartiere con buoni film, teatri di quartiere (penso a quel che sta realizzando Rino Bizzarro nel Libertà, e il nostro Vito Signorile per la nostra cultura popolare e non solo), biblioteche, luoghi di aggregazione multimediali, di cultura (la teca del Mediterraneo potrebbe avere piccole repliche nelle circoscrizioni, con centri internet, cineclub, spazi teatrali)ecc.. A Roma abbiamo il rinato Nuovo Cinema Aquila al Pigneto, sala comunale gestita da una cooperativa, ed è un laboratorio multiculturale che lavora in questa direzione.(ndr)
E’ un dato culturale per cui è proprio un tornare da parte della gente a ridiscutere, a parlare, ad appropriarsi del proprio territorio. Io credo che la rottura avviene con una banalità, il pedonalizzare 2 grandi arterie che attraversano il quartiere Libertà, pedonalizzare, renderle vivaci con locali, luoghi di incontro, passeggiate dove ci sono piccoli pullmini che portano la gente nel Libertà, un cuneo, un rompere l’idea che si ha del quartiere Libertà quale luogo di deposito di macchine (ancor più oggi, con le seconde macchine degli abitanti del Murat tassato nel parcheggio “di lusso” e spostatosi al Libertà, ndr), di parcheggio e di vita post – ore venti mi chiudo in casa…
Il quartiere con i nuovi emigranti è straordinario, pur nelle loro marginalità(ndr): è un arricchimento del quartiere il meticciato, avere dei cittadini delle Maurizius, del Senegal che parlano 3 lingue, e con i loro costumi, i loro vestiti, la musica, il cinema. E’ un arricchimento quando tutto diventa meticciato, affascinante all’interno di una avventura – progetto(ndr) culturale: è quello di cui ha bisogno il quartiere “.Eppure, nel contempo, alle contaminazioni, un lavoro creativo è anche quello della difesa delle nostre tradizioni, della nostra lingua- dialetto, della nostra cucina, della nostra storia, cultura locale, artigianale: il lavoro che stanno svolgendo i gruppi di lavoro coordinati da Nicola Cutino, Gigi De Santis, Felice Giovine, il Teatro Abeliano di Signorile ecc…(ndr)
Perché queste potenzialità non si sono sviluppate ancora?
Le ragioni sono varie e ne indichiamo alcune. Il fallimento delle circoscrizioni, a partire dal basso, che è anche una questione morale. Vogliamo dire che molti eletti nelle circoscrizioni, ma anche nei consigli comunali, per non parlare degli assessori hanno lavorato poco e spesso nei ritagli di tempo;
in maggioranza svolgono altre professioni e dedicano poche ore al loro incarico pubblico che diventa un doppio lavoro, coinvolgendo pochissimo o per niente i concittadini nei quartieri nelle decisioni che li riguardano: a Bari non è possibile avere questa piccola casta politica che è presente in tutti gli schieramenti, mentre il tasso di disoccupazione, di lavoro nero è altissimo. Chi fa l’assessore faccia solo l’assessore, e i consiglieri possono farlo benissimo sia al Comune che alla Circoscrizione i numerosi disoccupati di valore che abbiamo, non già gente che già lavora, e se lo fa si prenda eventualmente l’aspettativa e rinuncia alla doppia e ben redditizie doppie professioni…
Naturalmente il buon lavoro di De Caro (con alcune sbavature e intempestività), della Rinelli e di Abbatticchio ci è stato segnalato dai nostri visitatori, ma far partecipare la gente al governo delle loro cose, della loro vita, del loro tempo è la sfida più urgente da affrontare.
Tornando alla creatività e alla cultura nella nostra Bari e in Puglia, dobbiamo constatare anche l’incapacità di utilizzare le occasioni che si presentano sul territorio. Ho competenza soprattutto per Bari ma credo si possa estendere alla regione: da noi vengono per seminari all’Università, mercoledì letterari, manifestazioni culturali persone di eccellenza. Parlo di premi Nobel, intellettuali di valore, registi, operatori culturali di gran pregio… E citiamo il gruppo di lavoro ben diretto dallo scienziato Vittorio Delfino Pesce.
Cosa succede a fronte di questi ospiti illustri?
Cito alcuni esempi recenti:
il nostro amico Moni Ovadia è invitato al Kursaal, viene intervistato per pochi minuti da una tv locale, parla a qualche centinaio di persone per 90 minuti in un linguaggio e in contenuti non omologati alla Cultura imperante solitamente saporifera e addomesticata. Lo ascoltano poco più di cento persone, e sono quelle con altre poche centinaia, qualche migliaio talvolta complessivamente che assistono a quella serie – ben inteso benemerita – di Incontri dell’Anima, dei mercoledì letterari, di serate alle librerie Feltrinelli e Laterza, insomma quella piccola borghesia sensibile e intelligente di Bari. Ma le altre centinaia di migliaia di baresi e i milioni di pugliesi sono sottoposti alla sottocultura di Rai Mediaset che li distoglie dai problemi reali che li riguardano, dolosamente<. cornetto – maccheroni e televisione imbecille per il popolo vien da dire. Cosa si può fare adesso a costi minimi?
Le televisioni locali possono trasformare la notizia in produzione di alto livello, ad esempio arrivò a Bari alcuni mesi fa Petrov, il grande regista russo Oscar per l’animazione, e vi rimane per una settimana : è successo grazie ai buoni rapporti con la Russia stabiliti dal sindaco Emiliano ed è stato completamente ignorato salvo un articolo sulla GdM quando lo si poteva intervistare a lungo, se ne otteneva una produzione video anche con l’incontro al Piccinni che vi fu, vi era la possibilità di editare un libro con dvd, lo si portava all’Accademia del Cinema dei ragazzi: agendo in tal modo le tv locali, le nostre realtà locali a costi bassi (le spese di invito sono delle istituzioni, delle Università che già agiscono sul territorio…) si arricchiscono culturalmente e economicamente, moltissimi condividono queste intelligenze che attraversano Bari e ne conserviamo la Memoria , un investimento possibile in tempi brevi, ma occorre coordinarsi. Nel nostro piccolo, permetteteci la citazione la nostra tv di strada c’è riuscita, e ne abbiamo il giusto orgoglio: tra i nostri video – ci sono molti altri esempi con Canfora, Grossman ecc.. ma basta questo – vi sono le registrazioni degli incontri promossi dalla casa editrice Laterza sulla Costituzione, con nomi di gran valore quali Salvatore Settis, Gustavo Zagrabelsky, introdotti da Carmela De Caro. Ebbene i presenti sono stati in tutti i 5 incontri alcune centinaia di persone, forse un migliaio incluso l’ultimo incontro al Piccinni – noi abbiamo avuto su Google e sul nostro sito più di 30.000 visitatori da tutto il mondo, università varie, lustro per Bari e per le sue iniziative culturali. Perché le nostre tv locali non fanno lo stesso? Recentemente e dopo ripetuti tentativi, siamo riusciti a portare con poca spesa all’Accademia del Cinema dei ragazzi Luigi Di Gianni, regista documentarista di fama internazionale che si è incontrato anche alla Teca del Mediterraneo. Da questo incontro si poteva e si può creare una scuola di cinema, delle lezioni video locali di Cinema visto che Di Gianni insegna da decenni al Centro Sperimentale di Roma (l’Accademia del cinema italiano). Perché no?
Occorre coordinarci, ripeto.
La Memoria regionale va salvaguardata, e prendiamo esempio dalla Sardegna che ha online vedi
http://www.sardegnadigitallibrary.it/
un sito molto interessante con filmati storici Luce, registrazioni, interviste, il progetto di Gianfranco Cabiddu sintetizzato nel film Sonos’ e Memoria ecc..
Per quanto riguarda le tv di strada a Bari, siamo contenti che altri siti abbiamo ripreso con caratteristiche loro proprie, quel che abbiamo progettato e tracciato qualche anno fa, ma rimane la delusione per un sogno – progetto che non si è realizzato. A livello del movimento nazionale, di cui noi siamo tra i promotori di prima adesione e condivisione e programmazione, ben sappiamo come ha scritto il nostro conterraneo tarantino Carlo Gubitosa che “il movimento si e’ sgonfiato a livello di gruppo, pur restando in piedi singole iniziative, proprio perché le telestreet sono state lasciate da sole davanti alla loro libertà’, e non hanno saputo camminare con le loro gambe per fare rete. Se ci fossero stati capi e capetti la cosa sarebbe cresciuta molto di più’, ma con la carretta tirata da pochi e spinta da un gregge passivo di affiliati. Siccome la rivoluzione delle telestreet non e’ solo tecnologica ma anche culturale, abbiamo scoperto che non siamo ancora pronti per
essere leader di noi stessi, ma ci piace seguire i capetti, i comici di successo, i giornalisti vip, i politici capipopolo. Questa esperienza è stata la cartina di tornasole che ha dimostrato una
sostanziale immaturità’ dell’Italia per una comunicazione libertaria.”
Concludo: La situazione delle tv di strada non è dinamica, si campicchia e d’altronde tutto naviga contro: oligarchie di potere e mancanza di progetti alternativi all’omologazione generale. Da parte nostra le abbiamo tentate in tutti i modi: un progetto per la città di Bari e per la Puglia pubblicato a piena pagina sull’edizione di Repubblica pugliese, sulla Gazzetta del Mezzogiorno e altre testate locali non ha avuto nessun sostanziale riscontro dagli interessati (Comune, Provincia e Regione tutti di centrosinistra con Emiliano, Divella e Nichi Vendola); tutti hanno ritenuto innovativa la proposta, Vendola in campagna elettorale quattro anni fa promise l’inserimento delle tv di strada in Puglia ma nulla si è fatto.
Beffati anche da chi pur disponendo di sedi e mezzi, invitò all’Università di Bari per una conferenza la tv di strada Insu Tv di Napoli per parlarne, ignorò volutamente e dolosamente quel che noi si realizzava online e si proponeva da tempo a Bari, non rimborsò a quanto mi è stato riferito gli amici di Insu tv e tutto finì nelle loro sedi a pizza, chiacchiere pseudo - rivoluzionarie, birra, ecc… dai soliti aspiranti ad entrare nelle burocrazie dell’associazionismo vario e dei partiti, espressione invero di quel ius excludendum, del potere dei limitati limitanti così presenti e potenti nella nostra città e regione, che avversano la creatività. Che fare ci chiediamo ?
Propongo che Bari diventi laboratorio delle tv di strada. L’università con Petrocelli si metta in contatto con l’università 3 di Roma – la più creativa - che dispone di una telestreet che agisce nell’università (il costo dell’impianto fu di 15.000 euro) ma trasmette due ore al giorno anche per i quartieri Garbatella, Eur e Marconi con oltre 150.000 utenti. La proposta da noi ebbe l’attenzione dei due ultimi rettori baresi ma mai si è sviluppata, e il perché non si sa…
Una città Bari in cui confluiscano una volta all’anno tutte le tv di strada ospitate con i propri gruppi operativi e con il sostegno economico del Comune, per trasmettere i propri lavori, contribuire alla creazione dell’archivio audiovisivo della città di Bari – vecchio progetto iniziato da chi scrive e presentato inutilmente a tutt’oggi a Emiliano -con interviste video - biografiche a tutti gli anziani di Bari, ai giovani e a quanti vogliano partecipare per esprimere il proprio punto di vista sulla cittadina (un laboratorio della gente di cui noi si sarebbe con altri strumento): un esperimento innovativo e tutto da discutere, realizzare e migliorare di edizione in edizione, alternativo e liberatorio rispetto al regime televisivo Rai - Mediaset e tv commerciali varie, che possa creare con tante contaminazioni culturali un arricchimento per Bari, per il progetto tv di strada, per una cultura di creatività, espressione e liberazione.
Tutto il mio intervento, in tutti i punti che ha toccato, vuole essere un contributo per una città più vivibile e piacevole, creativa e magari si potrà realizzare anche un semplice giardino Zen, appunto nel miglior indirizzo e sentiero di cui parlavamo inizialmente, con lo Speakers’ Corner ( “angolo degli oratori”) di Hyde Park, a Londra, un luogo di discorsi pubblici e dibattiti, di meditazioni nelle diverse tradizioni religiose (tecniche Vipassana, Nataraj, Danze e Dervisci …), esercizi Tai Chi per gli anziani diretti dalla comunità cinese barese, luoghi di incontro e cultura per tutte le comunità filippine, dell’est europa, senegalesi, cinesi, asiatiche e di ogni dove che si sono “baresizzate”,
luoghi anche di piccoli concerti musicali, di partite a scacchi, dama, carte, di laboratori culturali, artigianali, di pubbliche letture di testi e poesie… La creatività è anche il sognare, progettare, realizzare.
Il nostro laboratorio rimane il nostro sito.
Grazie
Sebastiano Gernone








